In occasione del trigesimo della morte di Zaha Hadid

di Embrice 2030

(Immagine: Messner Mountain Museum Corones)

Embrice 2030 vuole ricordare Zaha Hadid, architetto, donna e irachena trapiantata a Londra. Scomparsa all’improvviso poco dopo aver vinto la Royal Gold Medal, la prima a essere stata assegnata a un architetto donna, lascia dietro di sé ben più che un’immagine controversa ma anche la testimonianza concreta di un corpus di edifici sparsi nel mondo.

Il contributo discreto dei membri di Embrice 2030 in omaggio a Dame Zaha Hadid, che verrà pubblicato prossimamente e curato da Carla Scura, consiste in una raccolta di testi e immagini non numerosi ma variegati nell’approccio e nelle competenze, aspetto d’altronde dovuto data la complessità del personaggio. A un excursus sull’evoluzione del personaggio-architetto, dunque, si accompagnerà una fotografia del personaggio pubblico, soprattutto attraverso lo specchio del suo paese di elezione, la Gran Bretagna. Cercheremo da un lato di vedere come dai disegni di ispirazione suprematista si arriva alle costruzioni plastiche e alle forme curve dell’ultimo decennio; dall’altro, di rendere conto delle polemiche che si sono spesso scatenate intorno alle sue opere, alle sue committenze, alla sua figura pubblica, per non parlare del complesso rapporto con la città d’elezione, Londra.

Immagini da sinistra a destra: Heydar Aliyev CenterMalevich’s TektonikThe Peak.

Infatti Zaha Hadid era, alla fine dei conti, un’artista espatriata: partita dall’Iraq negli anni ‘70 per proseguire gli studi a Londra, non è praticamente più tornata a casa, essendosi anche la famiglia di origine traferita in Giordania con l’avvento di Saddam Hussein (per non parlare dei tragici sviluppi del paese negli ultimi anni). Un regista cinematografico e teatrale, Ali Razi, offrirà dal punto di vista di artista originario di Teheran che vive e lavora a Parigi la sua visione dell’architettura «de lignes tendues et de courbes» di Zaha Hadid, come ricerca di uno “chez soi” che non ha luogo.

Ben noto, ma forse più chiacchierato che conosciuto, è il lavoro di vero e proprio design prodotto da Zaha Hadid e dal suo studio; noi presenteremo un’opera originale di design e oreficeria ispirato a un progetto architettonico della stessa Hadid a firma dell’architetto Manuela Laurenti.

Non possiamo non chiudere con l’opera “romana” dell’architetto anglo-irachena, che d’altronde da allora ha realizzato diversi edifici e strutture in varie parti d’Italia (uno dei quali appena inaugurato a Salerno): una riflessione sul MAXXI da parte di Emma Tagliacollo, ricercatrice di architettura moderna e contemporanea.

Un saluto da Embrice 2030.

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