ADDIO A ROBERTO PALUMBO. ARCHITETTO E PRESIDE DELLA FACOLTA DI ARCHITETTURA DI ROMA

di Eleonora Carrano

(ENGLISH VERSION)

E’ stato professore e preside della facoltà di Architettura Valle Giulia “La Sapienza” di Roma, assistente di Saul Greco, protagonista di un’intensa stagione dell’architettura italiana che va dal 1969 al 2019.

Difficile restituire il ritratto più autentico di Roberto Palumbo, una figura complessa: architetto innanzitutto; ordinario di Tecnologia della Architettura; preside (2000- 2006) della facoltà di Architettura Valle Giulia “La Sapienza” di Roma e Pro Rettore con delega all’Edilizia ( 2004 – 2008). Con la sua attività di ricerca centrata prevalentemente nel settore dell’edilizia sanitaria e sociale, è stato un protagonista di una stagione intensa e di grandi cambiamenti per l’architettura.

Gli anni della sua militanza professionale e del suo impegno sociale, si intrecciano sullo sfondo degli eventi politici e delle complesse vicende architettoniche dell’Italia tra gli anni  ’70 e il primo ventennio del nuovo secolo .

Il decennio che va dalla degli anni ’60 alla fine degli anni ’70, è un periodo di transizione per il Paese che viene attraversato da mutamenti culturali e sociali, che le università non sempre riescono ad intercettare, si apre così la stagione delle occupazioni delle Facoltà a cui seguirà la nascita dell’”università di massa”. In questi anni sorgono i grandi interventi di edilizia residenziale pubblica con la legge 167; nel 1976 La Biennale di Venezia apre all’Architettura con la nomina di Vittorio Gregotti; nel 1978 l’assassinio di Moro segna l’inizio del processo di disfacimento del sistema politico italiano. Nel 1980 il Postmodernismo esordisce nell’architettura con la Biennale curata da Paolo Portoghesi dal titolo “ La presenza del passato” ricordata per Via Novissima che avrà un riscontro mondiale .

In questi anni Roberto si dedica allo studio dell’edilizia ospedaliera e partecipa a numerosi concorsi di progettazione. Tra questi, il Concorso nazionale per il Progetto dell’Ospedale Generale di Pietralata a Roma (1967 – 68 ); che firma con Giorgio Peguiron , Paolo Cuccioletta e Giorgio Pennestri e che verrà premiato con una menzione speciale e pubblicato sulla rivista dell’ANCE (maggio-giugno 1969); e il concorso per l’ospedale Macomer (Nuoro) in Sardegna con Giorgio Peguiron e Paolo Cuccioletta.

Gli anni ’80 sono gli anni della “Milano da bere” e della fine del Postmodernismo; dell’esordio del Decostruttivismo, del formalismo costruttivo spesso gratuito e soverchio, dell’architettura metaforica. Nel 1989 il crollo del Muro di Berlino è il simbolo della fine dei regimi comunisti in Europa. Il decennio che va dal 1990 al 2000 è segnato nella prima metà, dalle inchieste giudiziarie “Mani pulite” che scoperchiano il sistema connivente e fraudolento tra politica e imprenditoria, decretando la fine della cosiddetta “prima repubblica”. Nell’architettura si parla di “rivoluzione digitale”; Frank O. Gehry nel 1997 , realizza l’opera simbolo di questa nuova fase: il Guggenheim Museum di Bilbao.

A partire dagli anni ’80 fino al 1992, Roberto collabora con Giancarlo Pennestri – che in qualità di dirigente prima, e poi di Direttore Tecnico all’interno della SVEI, del gruppo IRI-Italstat – lo chiama come consulente esterno. Con Pennestri e M.Villa, firma diversi progetti per lo più realizzati: il Poliambulatorio ad Atripalda (AV), ; il Poliambulatorio a Langhirano (PR); il Programma per la realizzazione di una rete di poliambulatori di base con tre tipologie modulari in Venezuela; il Progetto di massima ed esecutivo dell’Ospedale di S. Angelo dei Lombardi (AV).

La ricerca di Roberto Palumbo, maturata nel settore dell’edilizia sanitaria e supportata da numerose pubblicazioni, si fonda su un’unità di pensiero e di azione che attiene alla realtà quotidiana della vita. Come teneva a specificare, le teorie erano sempre “applicate e verificate” in una stretta corrispondenza tra la professione e la vocazione sociale dell’architettura. Durante e dopo gli anni di docenza universitaria si è occupato di programmazione con consulenze presso il Ministero della Sanità; per il Consiglio Sanitario Nazionale e per i competenti Assessorati Regionali. E’ stato Presidente di una Unità Sanitaria Locale a Roma; fondatore e direttore scientifico del trimestrale: TS Tecnologie per la Sanità. E’ stato Presidente dell’Ateneo Federato “Spazio e Società” costituito dalla Facoltà di Architettura Valle Giulia e dalla Facoltà di Sociologia; consulente tecnico della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.

Il primo ventennio del secolo inizia con l’abbattimento nel 2001, delle Twin Towers di Minoru Yamasaki, inaugurando in questo modo la lunga stagione dei lutti del terrorismo, e lasciando in eredità la riorganizzazione degli spazi pubblici in funzione delle barriere antiterrorismo. Nel 2008 la bolla immobiliare produce una crisi finanziaria mondiale . La cosiddetta “fuga dei cervelli” dei laureati italiani – che nel nostro Paese non trova alcuna opportunità di crescita e di riconoscimento – prosegue inarrestabile. La questione ambientale è posta al centro delle problematiche progettuali e viene inserita nell’agenda politica.

Negli anni in cui fu preside della facoltà di architettura dal 2000 al 2006, Roberto dimostrò di essere un “innovatore militante” come ricordano i suoi colleghi e Laura Ricci, Direttore del Dipartimento PDTA della Sapienza di Roma. Sostenne la proposta di Marco Petreschi di costituire la prima scuola pubblica di Architettura degli Interni e trovò le risorse per rilanciare la facoltà: l’iniziativa ebbe un successo superiore alle aspettative. In quegli anni , nelle aule di Valle Giulia tennero delle affollatissime lezioni Achille Castiglioni ; Umberto Riva; Alessandro Castagnaro; Marc Schivo; Renato de Fusco; Michele Molè e molti altri . Attento nel perseguire un’unità di pensiero, Roberto cercò di trasformare la Facoltà in una Scuola, intesa come comunità partecipe di obiettivi comuni, dando un contributo fondamentale nel dibattito sulla rifondazione della disciplina .

Gli associati di Embrice ricordano con particolare affetto Roberto: nel 2017 ha partecipato per un breve periodo alle attività di Embrice 2030, portando il suo prezioso contributo alle iniziative promosse dall’associazione, e coinvolgendo a sua volta Carlo Severati e gli associati, in iniziative di interesse pubblico, come è stato per l’ospedale San Giacomo e il complesso sanitario di Santa Maria della Pietà a Roma .

In questo breve scorcio della fine del primo ventennio del secolo, il crollo nel 2018 del Ponte Morandi e la morte di 47 persone, diventa il simbolo e il manifesto della cecità italiana, del mancato governo nelle città delle politiche pubbliche, e dell’assenza del dibattito politico culturale.

Eleonora Carrano

Nella foto Roberto Palumbo con  Louis Kahn e Giorgio Peguiron nello studio di Saul Greco.
foto Archivio Saul Greco

Nelle immagini che seguono:

1_ Ospedale Civile S. Michele, Gemona del Friuli (UD), per SVEI; con  R:Palumbo, G. Caprioglio, S. Pertoldeo, M. Villa e geom. P. Riva:

2- Progetto di massima ed esecutivo dell’Ospedale di S. Angelo dei Lombardi (AV), per SVEI; Realizzato con M.Villa e G. Pennestri

 

3-Poliambulatorio ad Atripalda (AV), per SVEI.ll Poliambulatorio, di Roberto Palumbo, è fatto con M.Villa e G. Pennestri