Hadid a un anno dalla scomparsa

di Carlo Severati.

Embrice dedica all’anniversario della scomparsa di Zaha Hadid la Mostra Liberhadid, che presenta due gioielli , disegnati da Manuela Laurenti e realizzati da Reseda Orrù, uno dei quali riproducente il Padiglione LF One del 1999 (figura 1).

Il progetto del 2008 per il Ponte – Padiglione di Saragoza chiude il profilo coerente di Zaha Hadid, un Architetto di grande rilievo (figure 2, 3). 

 

Un percorso iniziato nel 1977 con il progetto – presentato al Concorso per un Albergo di 14 piani , Tektonik Malevich – (figure 4,5) da realizzare sul ponte Hungerford sul Tamigi a Londra.

Un percorso faticoso, che deve attendere dieci anni prima di vedere realizzata la prima opera a Sapporo (figure 6,7) . Un’opera – un ristorante – nella quale compaiono chiaramente i segni di una evoluzione e un distacco: dalla dimensione sublimata del Suprematismo di Malevich alla vitalità dei flussi d’uso di un involucro spaziale.

Una vitalità anticipata dal Progetto di Concorso per Peak Leisure Club di Hong Kong (figura 8).

Hadid deve aspettare il 1990 per vedere realizzata la sua seconda opera: la casa da appartamenti al quartiere IBA a Berlino (figura9) annuncia in parte quello che sarà il carattere e al tempo stesso il limite della sua opera. I flussi tendono a materializzarsi in volumi, e la straordinaria immaginazione dell’Architetto prende il sopravvento sulle opzioni da offrire all’utente: anzi, le azzera, prendendolo per mano nella sua fruizione dell’Architettura. Saragoza, opera compiuta, avvia invece un recupero della libertà di scelta del cittadino-utente.

E’utile, nella potenziale omogeneità riscontrabile saltuariamente fra opere di rilievo internazionale scrupolosamente realizzate a partire da un progetto architettonico (evento assai poco comune, purtroppo) ricordare le prime opere di Fuksas e Gehry, rispettivamente del giovane Fuksas (1944) e del già maturo Gehry (1929) . Il Gymnasium di Paliano – 1979 – (figura 10) e l’Edificio Nationale – Nederlanden a Praga – 1992 – (figura 11). Negli anni successivi l’immagine prende il sopravvento.

 

Solo in parte la Einstein Turm di Mendelsohn – 1919 – (figure 12,13) considerata icona chiave della modernità espressionista in architettura, può essere citata come precedente.  Essa infatti involucra rigorosamente  il geniale apparecchio di Einstein per studiare i raggi cosmici, costituito da un lungo cannocchiale ottico verticale e da un altrettanto lungo tavolo di diffrazione orizzontale . La  libertà formale si compone, in questo caso, con una acrobatica prestazione funzionale.

Carlo Severati, 31 Marzo 2017

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