Vespasiani

di Olympia Dotti

(Immagine: Ugo Scala, Tita Flavia Vespasiano, opera esposta allo Studio-Galleria Embrice per la mostra “SOSTA”)

Dal 69 al 79 d.C. Tito Flavio Vespasiano è Imperatore in Roma dopo un periodo di instabilità del famoso Anno dei 4 Imperatori. Periodo preceduto dalla Tirannia per bizzosità, Vizio, Egocentrismo Personale ed uso privato della “Res Pubblica” di Nerone, morto un anno prima nel 68 d.C. Tito Flavio Vespasiano non ha nobili origini, ma si fa contraddistinguere nei Campi di Battaglia, si fa conoscere per la sua Semplicità e Praticità e viene letteralmente acclamato dal Popolo di Roma e dal Suo Esercito per Essere il Nuovo Imperatore. Tra le prime opere che intraprende sono proprio quelle Pubbliche ad uso dei Cittadini e dove prima risiedeva un Piccolo Lago, come piscina privata dell’Imperatore Incendiario, fa erigere un Anfi-Teatro Flavio (doppio Teatro, come due Teatri Affacciati, tanto è vero che il Colosseo risulta a pianta ellittica, cioè con due fuochi, e non circolare). Il nome di Colosseo, viene dato da una statua colossale che si erigeva nei pressi, risulta essere un imponente costruzione alta ben 52 metri, la più alta della Roma Imperiale, costruita grazie ai proventi in oro ed ogni tipo di bene dal “Sacco di Gerusalemme” da parte di Vespasiano, compresi gli schiavi per costruirlo. Vespasiano non vedrà completata la sua Opera che invece risulterà nel Suo Splendore con tutte statue poste sotto ogni arcata, un anno dopo, nel 80 d.C. da suo figlio l’Imperatore Tito, nelle cui vicinanze si trova appunto l’Arco di Trionfo di Tito, essendosi fatto valere anche lui nei campi di battaglia nelle Provincie Medio-Orientali dell’Impero. Ma Tito Flavio Vespasiano, non sarà ricordato solo per la sua “Colossale” Opera Pubblica di Intrattenimento, “Pane et Circensi” dell’Anfiteatro Flavio, ma anche per la messa a dazio degli Urinatoi Pubblici, ribattezzati in suo Nome “Vespasiani” appunto. Quando Tito Flavio Vespasiano rientra in Roma per diventarne Imperatore, trova una Città maleodorante di urina ed un Biondo Tevere decisamente giallastro. Decide quindi, attraverso dei complicati calcoli quale sia il dazio congruo da pagare per l’uso in litri degli stessi, cospargendo Roma di urinatoi, di fronte ai templi, ai ristoranti,trattorie e luoghi romantici. Pone addirittura come regola che prima, chiunque dovesse esser ricevuto dall’Imperatore stesso, dovesse pagare il dazio per uso degli stessi, ed egli controllava in prima persona i sesterzi depositati. Con questa operazione su tutto il territorio dell’Urbe, rimpingua, mentre bonifica, ben ben le casse di Roma, da cui il famoso detto latino “Pecunie non olet, sed orina si”-. L’uso degli urinatoi pubblici, va ben oltre i dieci Anni di Impero di Vespasiano, proseguirà fino al crollo di Roma con le Invasioni Barbariche e decaderanno, come tante altre Opere Pubbliche della Città Eterna. Ma la loro Storia non termina qui, torneranno di fatto in auge nel Medio Evo, quando Roma è meta di migliaia di pellegrini provenienti da tutta Europa per le indulgenze papali. Vivono poi vicende alterne comprese della famosa scena tratta dal film con Alberto Sordi “Il Marchese del Grillo”, in cui ci fu l’esilarante e perfido Scherzo der “Marchese” a scapito di un Bottegaio, a cui mura la Porta del suo esercizio e vi piazza addossata un urinatoio, facendosi trovare nell’eclatante gesto, mentre l’artigiano reclama, ma dov’è la mia bottega, dov’è la mia bottega?? In una Roma fascinosa decadente e papalina. Anche nel periodo razionalista del trentennio rispuntano gli urinatori pubblici, cioè i vespasiani, con tanto di fascio littorio. Più recentemente a Roma per l’ultimo Giubileo, sono stati ridisegnati in versione più tecnologica ed ora con il nuovo Giubileo appena entrato, il problema degli urinatoi per i centinaia di migliaia di pellegrini si ripresenta.

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