2018, musica leggera e isotopi di Plutonio

(EN ABSTRACT: 2018, Light Music, and Isotopes of Plutonium)

Il 2017 – decennale di Embrice – si chiude col rischio nucleare, con la convinzione che  gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 saranno mancati e che la presenza dell’UNESCO, pur nei suoi limiti, come presidio culturale internazionale, sarà sempre più debole.

L’opera dell’Architetto Terunobu Fujimori, ampiamente documentata  da un bel numero speciale di Modern Living  (Modern Living Mook Extra Issue, Tokyo, 2017) chiama in causa questioni extradisciplinari nelle quali la critica di architettura è obbligata ad entrare, correndo tutti rischi del caso, presenti già nel titolo di questa nota. Anche illazioni, tesi tendenziose indimostrabili qui sostenute.

Fujimori sembra disegnare e realizzare quanto la letteratura dell’antropocene , come è stata recentemente definita (L’insegnamento per la sostenibilità, Rosalba Belibani e Franca Bossalino, Write Up, Roma 2017) ha espresso negli ultimi 20 anni in area anglosassone. Possiamo sintetizzare: la casa come un albero, la città come una foresta; tema del quale l’insediamento OMORTARICI presentato alla  Biennale del 2006 – case cactus di corallo senza mezzi meccanici- è un possibile esempio. Non si può non confrontare la straordinaria maestria di Terunobu, nella articolazione degli spazi interni, con le rozze ma altrettanto geniali storie Gli Antenati , di William Hanna e  Josef Barbera, o con la più tarda e kitsch Flinton House di William Nicholson (1976) .

Nel lavoro di Fujimori, oggi, si può leggere una svolta ancora più drammatica, in bilico tra replica della tradizione e soluzione finale.

La nuclearizzazione del pianeta (circa 1200 esplosioni nucleari nell’atmosfera, fra il 1960  il 1979 , con un picco di 140 esplosioni nel solo 1962), ha indotto, come si sa, molti geologi, a collocare alla metà degli anni 1950 l’inizio della nuova era geologica.

Fujimori propone un mix fra ancestrale e utopico, la cui tematica dominante è il rifugio.

              

Nel suo schizzo (1) l’uomo ritorna in posizione elevata su una caverna, mentre mammuth si aggirano sorridenti ma minacciosi a valle. Spesso rifugi su alberi: quando l’architettura viene genialmente tentata nelle sue articolazioni conosciute – Yakisugi House, (2) è instabile – : presagisce il crollo; progetti e realizzazioni sembrano suggerire vie di scampo. Ma vie di scampo non ci sono. Già la canzone di Bruno Martino, Nel Duemila (1959), resa celebre dall’interpretazione del Quartetto Cetra, recitava nel ritornello ammiccante stronzio 90, qui ce n’è per tutti in quantità, e …finiremo tutti allo zoo.

     

In alto, sull’albero o nella caverna, su capsule sospese – Soratobu Dorobune  (3) – o in pianura, dentro architetture ricoperte di prato, corriamo lo stesso rischio. Stronzio 90, Cesio 137, Iodio 131 e, appunto, isotopi di plutonio, sono presenti in quantità sensibili nell’atmosfera; dicono le cronache, dal 1960. Per capire quali sono i dinosauri reali che si aggirano nella valle basta dare uno sguardo all’area kazaka di Semipalatinsk, (4) fra le città di Semei e  Korchatov (non lontano dalla nuova Capitale Astana) dove l’Unione Sovietica fece – dicono sempre le cronache – fra il 1949 e il 1969, 456 dei 1200 test nucleari totali, all’insaputa delle popolazioni locali (Antonella Recchia, per Peace Link, “I dieci luoghi più inquinati del Mondo”). Vicenda raccontata splendidamente dal film drammatico Un regalo per il Compagno Stalin, presentato qualche anno a Roma al Festival del Cinema asiatico.

       

E’ dello scorso Novembre 2017 la conferma che l’anomala presenza di Rutenio nella atmosfera europea sia dovuta ad un incidente avvenuto in area kazaka. Non rimane altro che la capsula con finestra in un interno (5.6.7) col suo pavimento di rame che anticipa l’inumazione.

Anche la casa come Arca (8) sembra non galleggerà mai nel prossimo diluvio. Fujimori, conosciuto 33 anni fa a Tokyo a casa di Hiroyuki Suzuki, al ritorno da Giappone, città coloniale nippo-germanica in Giappone, ci sorride dall’interno delle sue architetture. Cosa c’è dietro quel sorriso? Credo la certezza personale di uno che sta riuscendo a rendere testimonianza del Giappone per un futuro sconosciuto, che terrà conto tanto della tradizione quanto di una delle più gravi – per ora – catastrofi nucleari della storia.

C. Severati

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