Embrice 2030 ai Magazzini del sale di Venezia

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Embrice 2030 è stata presente alla mostra Spazi d’Eccezione, tenutasi a Venezia dal 25 al 31 maggio all’interno dei cinquecenteschi Magazzini del sale, con un contributo  sulle Public Toilet  dal titolo “Italia. Roma re-cesso mundi”

Testo di Eleonora Carrano | Immagine di Alberto Giuliani

Roma, la città più popolosa d’Italia con il centro storico più bello e esteso del mondo, dove l’urbanistica la fanno i palazzinari e la riqualificazione delle periferie è affidata alla “street art”. Roma descritta sul New York Times, insudiciata dalle mafie e dal pattume, con le sue preziose ville storiche, i giardini e le strade in rovina. Roma, città depredata, malmenata e con un ulteriore triste primato: quello di essere una delle poche città europee a non avere bagni pubblici che rispettino le più elementari regole del decoro e dell’igiene. La cultura del bagno pubblico rappresenta un «formidabile barometro della civiltà, del progresso, della ricchezza, del pudore e del costume di un Paese» eppure, la Roma del Giubileo della Misericordia dispone di soli 55 bagni pubblici, contro i numeri delle altre capitali europee : dalle pop-up toilets di Londra, agli urinoirs di Amsterdam e dell’Aja, alle oltre 400 sanisettes gratuite de la Ville de Paris. A Vienna, la public toilet di nuova generazione convive con quella ottocentesca, quando l’imprenditore Wilhelm Beetz promosse la costruzione di 137 vespasiani e 73 pubblici servizi; famosissimi, poi, quelli del Graben, di ispirazione Jugendstil, attribuiti all’architetto austriaco Adolf Loos. Dal 2001, l’Organizzazione mondiale della toilette “Wto – World Toilet Organization” organizzazione no-profit che opera in 58 nazioni, si batte per migliorare le condizioni igienico sanitarie nel mondo. Il 19 novembre in tutti gli Stati affiliati, la Wto promuove il World Toilet Day (risoluzione dell’Onu del 24 luglio 2013) il cui scopo è anche quello di far capire alla popolazione quanto sia stata importante, nel corso della storia, la diffusione delle pratiche igieniche e l’introduzione del wc . La città di Roma non ha partecipato con alcun contributo.

Tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/03/roma-re-cesso-mundi-il-bagno-pubblico-dove-ce-funziona-e-migliora-lurbanistica/2183002/


SPAZI D’ECCEZIONE A VENEZIA

di Alberto Giuliani

La mostra Spazi d’Eccezione, tenutasi a Venezia dal 25 al 31 maggio all’interno dei cinquecenteschi Magazzini del sale a cura dei collettivi S.a.L.E. Docks e Escuela Moderna, ha presentato il lavoro di oltre ottanta architetti, artisti e performer internazionali. Molte delle proposte sono frutto di ricerche effettuate da gruppi caratterizzati da un forte impegno etico e sociale, spesso operanti in contesti particolarmente difficili e marginali dove il lavoro sulle idee spesso coincide con l’azione di militanza politica e culturale.

«Il progetto intende analizzare la spazializzazione dello stato d’eccezione, i suoi effetti sullo spazio urbano e sulla vita che lo attraversa […]» non riducendosi però «a prendere in considerazione il fenomeno ben noto della normalizzazione dello stato d’eccezione quale strumento disciplinare» ma dando al termine eccezione una possibile accezione positiva. In altri termini tutte le situazioni emergenziali impongono un ripensamento degli spazi e della vita che si svolge al loro interno e proprio da tale condizione, che richiede studi e ricerche specifiche, si può arrivare alla rimodulazione fisica e simbolica di tali spazi amplificandone la loro funzione sociale. La scelta di fare collimare il periodo della mostra con le giornate inaugurali della Biennale Architettura 2016, oltre che dettato dalla ovvia necessità di amplificare la visibilità dell’iniziativa, ha permesso di confrontare, seppure in maniera indiretta, il lavoro dei collettivi riuniti ai Magazzini con i variegati esiti del grande contenitore dell’esposizione ufficiale. In questo senso, pur essendo l’impostazione di Alejandro Aravena certamente più vicina allo spirito della mostra  rispetto a quella delle precedenti biennali (compresa l’ultima curata da Rem Koolhaas), Spazi d’Eccezione ha documentato l’esistenza di realtà operanti internazionalmente unite dalla esigenza di marcare, attraverso linee di ricerca originali, una netta differenza di approccio rispetto ai modelli culturali dominanti. In una fase storica connotata da una sorta di individualismo autistico che identifica nella spettacolarizzazione autoreferenziale dell’opera il valore principale del progetto, questa sorta di Salon des refusés autorganizzato ha dimostrato che situazioni particolari di marginalità urbana e sociale possono diventare altrettanti laboratori di ricerca attraverso i quali elaborare proposte teoricamente valide ed estendibili ad altri contesti e scale di intervento.

In questo quadro il lavoro sulle Public Toilet presentato da Embrice 2030 – in mostra insieme alle proposte di gruppi e movimenti come AACC Arquitecturas Colectivas (ES), B.O.E.S.G. (PT), EMBT (ES), Metropoliz lab (IT), Detroit Resist (US) – identifica un tema di intervento, pur nella maniera ideogrammatica concessa dallo spazio disponibile,  che per la sua portata civile e i suoi risvolti sociali costituisce un contributo importante all’interno della mostra.  Per l’Associazione questa occasione rappresenta un utile momento di verifica e di confronto attraverso il quale sviluppare in futuro connessioni tra progettisti e luoghi geografici solo apparentemente distanti tra  loro.

Pur non essendo totalmente immuni da autocompiacimenti minoritaristici e movimentisti, queste realtà hanno la positiva funzione di testimoniare tuttavia, e con chiarezza, la stringente necessità di operare una revisione epistemologica dei significati  e del senso più profondo del fare progettuale, revisione ormai indispensabile per potere agire, con “sensibilità sociale”, nel mondo contemporaneo.  

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