Finestre sul terzo millennio.

La significativa presenza di Ikeda alle Celebrazioni del 150° anniversario dei contatti Italia Giappone chiude un ciclo di lavoro italiano iniziato del 1977. Ikeda sceglie con altri 4 giovanissimi diplomati di venire a studiare a Roma, all’Accademia di Via Ripetta, diretta da Venanzio Crocetti, dove insegnano importanti protagonisti dell’Arte Italiana. Venanzio Crocetti , che ha già avviato quei contatti col Giappone che lo porteranno ad avere un Museo intitolato a suo nome a Tokyo. Ikeda si integra nell’ambiente romano , in circoli che comprendono Artisti e Architetti, come è testimoniato dalla breve nota di Dorazio pubblicata in Catalogo. Traduce correttamente per l’Ambasciata del Giappone in Italia , e al tempo stesso costruisce una sua lingua italiana sincopata che  lo avvicina al linguaggio poetico. Un linguaggio laconico, influenzato dalla vicinanza fonetica delle due lingue, del quale anche c’è testimonianza in Catalogo.

Le tele dipinte  che Embrice presenta, con una introduzione di Francesco Gallo Mazzeo  ed un bel Catalogo di De Luca Editori d’Arte, costituiscono una sorta di conclusione di dieci anni di lavoro, 1985-1995. Costituiscono al tempo stesso il nucleo formativo degli sviluppi successivi del suo lavoro. Le finestre di questi anni, qui esposte, sono la premessa ad una specifica attenzione allo spazio : il colore gira sul bordo della tela. Attenzione  allo spazio esterno alle due dimensioni della tela , sul quale comincerà a lavorare con installazioni nel contesto naturale ( il Lago di Bracciano, spiaggia di incontri formativi con Simonetta Lux ) in contesti infrastrutturali ( fiumi e ponti )  e in città: Roma, dal Giardino del Lago al Campidoglio, al MAXXI.  Campiture geometriche che lasciano un centro bianco o, al contrario, un centro accecato dal colore: finestre che in apparenza  guardano il nulla. Ma, negli stessi anni, Ikeda ha dipinto nuvole: non più rettangoli, ma tele ameboidi, monocellulari, costruite apposta,  con una misteriosa presenza di segni geometrici che alludono alla struttura della materia subcellulare.

Propongo di leggere queste nuvole come ciò che si vede dalla geometria delle finestre cieche: qualità, ma anche incertezze e rischi terminali che aprirà il terzo millennio. Tele quindi, queste, aperte sul nostro futuro incerto. Ma anche sulla prossima stagione artistica di Ikeda, che sta per tornare nella estate che oggi si apre a UEMON : alla porta secondaria della residenza imperiale da lui assunta come nome d’arte. Richiamato in patria dopo quaranta anni, figlio riconosciuto da una platea internazionale. Cosa porta con se ? Una nuova stagione, appunto. Una splendida serie di watercolor nei quali l’esperienza spaziale ritorna sulle speciali carte, sensibili, per  acquarelli.

Ha disegnato con continuità, a penna rossa, su piccolo formato, Architetture non Architetture: come nei teoremi impossibili di Escher o nelle Carcere piranesiane; ha composto prose-poesie né prose né poesie. Ora, sulle campiture di colore della carta leggermente flessa ( la natura ) è sovrapposta la tenue struttura geometrica ( architettura ) superstite delle installazioni en plein air.

C.S. 20 05 2017

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