Dall’allarme globale alla politica globale

Torino 28 e 29 marzo 2008

Photo: © Simone Mottura

Torino 28-29 Marzo 2008 (Estratto dalla Dichiarazione finale; da  w3.uniroma1.it/diarambiente )

Ia)Il futuro appartiene a tutti  

– Il mondo è entrato in una fase in cui la scala , la complessità e la velocità dei cambiamenti causati dalle attività umane minacciano i fragili sistemi ambientali ed ecologici del pianeta da cui dipendiamo. È urgente perciò che la comunità mondiale trovi  subito un accordo sulle strategie e su una azione efficace per evitare un cambiamento irreversibile nei sistemi del mondo  che derivano dall’accellerazione del cambiamento climatico, dalla crisi degli ecosistemi, dall’esaurimento delle risorse energetiche e dell’acqua, dal degrado degli ambienti insieme alla la persistente povertà e  al crescente   abisso tra  ricchi e poveri

– Inoltre la popolazione globale è nel mezzo di una transizione da una crescita esplosiva a un nuovo paradigma di sviluppo mai sperimentato prima d’ora dal genere umano. L’allarme è stato dato molti anni fa ed è stato ripetuto nel tempo con forza sempre maggiore, ma i governi e le società hanno dato prova di essere incapaci di intraprendere azioni concrete  per contrastare gli impatti negativi  e per far si che  il mondo  diventi  la casa di tutti.

La ragione del fallimento  è dovuta in grande misura a uno squilibrio nelle priorità, e  la noncuranza nei confronti degli imperativi sociali ed etici, alle soluzioni parziali e inadeguate alla  visione  limitata degli obiettivi .

Adesso ci troviamo in una situazione radicalmente nuova: la scala globale dei problemi che ci troviamo di fronte è tale che se aspettiamo di avere le prove degli impatti futuri, non potremo evitare conseguenze  enormi e irreversibili. Eppure, mai  nella storia del genere umano abbiamo avuto tanta conoscenza sullo stato del pianeta, sui bisogni e le aspirazioni della gente e sui modi in cui questi bisogni possono venire soddisfatti.

Le tecnologie attuali, infatti, se usate propriamente, sono perfettamente capaci di garantire una vita piena e decente  per tutti, pur nei limiti finiti del nostro pianeta.

I problemi della povertà endemica, della cattiva nutrizione, della fame, dell’emarginazione, della malattia, della mancanza di educazione, dell’accesso all’acqua e alle altre risorse naturali, dell’accesso agli strumenti dello sviluppo possono essere risolti, ma richiedono un livello differente di determinazione, l’impegno della volontà politica e della responsabilità e una trasformazione dei sistemi economici e  politici  esistenti. Solo così potremmo pesare di garantire un futuro sostenibile a tutte le specie viventi che abitano il pianeta.

 I)b Il concetto di sostenibilità

E’ stato introdotto  nel   Rapporto  ‘Il nostro futuro comune’ presentato nel 1987   dal primo ministro norvegese Harem Brundtland presidente della Commissione  Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo- In tale contesto,  si definisce   ‘sostenibile’ “lo sviluppo che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Nel suo contesto originale la definizione fu formulata unicamente dal punto di vista umano. Al fine di abbracciare l’idea di un’ecologia globale con intrinseco valore, il significato deve estendersi per consentire a tutte le componenti della natura di soddisfare i propri bisogni, oggi e nel futuro.Albert Einstein scrisse: “Il mondo non si evolverà dal presente stato di crisi usando lo stesso  pensiero che l’ha generata”.
I)c Architettura e sostenibilità

Tra le attività umane, la più inquinante è l’attività edilizia che è la maggiore responsabile delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e, pertanto, contribuisce in larga misura al riscaldamento globale che sta minacciando la vita sul nostro pianeta.
L’umanità deve affrontare una sfida senza precedenti che la impegnerà per i prossimi 40 anni a curare la Terra, a preservare la natura con la stessa passione, lo stesso impegno, la stessa abilità con cui, in passato, è riuscita a dominarla.
A giugno 2005, sedici tra le più importanti istituzioni nel campo dell’architettura mondiale firmarono la Dichiarazione di Las Vegas, con cui venne riconosciuta “la grande responsabilità che grava sulla professione dell’architetto a fare tutto il possibile per influenzare un’importante riduzione delle emissioni di carbonio che derivano dalla realizzazione e dal ciclo vitale dell’ambiente costruito”.

Riorganizzando il modo tradizionale di graficizzare l’uso di energia e le emissioni di gas serra, la chiave per visualizzare i temi e le azioni necessarie per affrontare la situazione diventa chiara.
Creando un nuovo settore denominato “Architettura” che associa i settori residenziale e commerciale e quella parte del settore industriale che comprende gli edifici industriali e i materiali da costruzione, emerge un quadro nuovo e completamente diverso del problema e dei settori che debbono essere analizzati accuratamente perché si abbia un cambiamento.
In questo nuovo quadro, l’Architettura -annualmente- consuma circa il 48% dell’energia prodotta negli USA (più o meno è così anche negli altri paesi industrializzati) ed è responsabile del 46% delle emissioni di CO2, quasi il doppio di qualunque altro settore. Inoltre, è il settore in cui crescono più velocemente sia i consumi energetici che le emissioni.
Gli edifici sono tra gli artefatti fisici prodotti dalla società, che hanno la vita più lunga. In generale, vengono usati per 50-100 anni, per cui la loro inerzia ha un impatto maggiore sull’uso futuro dell’energia e sui modelli di emissione.
L’Architettura di oggi rimarrà con noi per lungo tempo. Gli architetti progettano la maggior parte degli edifici e specificano tutti i materiali usati nella costruzione. Il progetto di un edificio- la sua forma le sue aperture, i materiali e i rivestimenti- determinano in larga misura il consumo energetico e i modelli di emissione per tutta la vita dell’edificio. I sistemi meccanici ed elettrici incorporati nel progetto, trasformano le energie prodotte dai combustibili fossili per rendere l’edificio abitabile- riscaldarlo, raffreddarlo, illuminarlo e ventilarlo. Gli edifici possono essere progettati per usare quantità grandi o piccole di energia importata e in qualche caso non importata. Oggi, l’architettura è diventata estranea alla natura, da cui ha definitivamente divorziato. La maggior parte delle strutture sono progettate per essere isolate dall’ambiente circostante.
Richiedono una fornitura ininterrotta di energia fossile per funzionare. Altrimenti, se la fornitura è discontinua, diventano inabitabili- troppo caldi, troppo freddi, bui, etc. Si isolano contro l’esterno, nel tentativo di conservare, il più a lungo possibile, le condizioni dell’interno. Gli standard costruttivi e i regolamenti edilizi in vigore oggi sostengono pienamente la strategia del progetto. Attualmente, la maggior parte dei regolamenti sull’energia richiedono grandi valori di isolamento termico per i muri, le coperture, le fondazioni e le superfici vetrate a sostegno di questa strategia progettuale. I regolamenti sono arrivati al punto in cui i requisiti più tassativi non producono alcun vantaggio. In molti casi l’energia necessaria per produrre il materiale aggiuntivo è maggiore di qualunque risparmio potenziale. Infatti, negli Stati Uniti, il consumo energetico dell’edificio, per metro quadro, ha continuato a crescere leggermente dal 1990, a testimonianza della inefficacia dei regolamenti nell’incoraggiare ulteriori riduzioni nel settore dell’Architettura.
Sappiamo che oggi gli edifici possono essere progettati per funzionare con meno della metà dell’energia con cui funziona la media degli edifici americani, senza costi aggiuntivi. Tutta l’informazione necessaria per raggiungere questo obiettivo è disponibile gratuitamente. Si è sviluppata negli anni ’70 e ’80 insieme ai progetti dimostrativi che sono stati costruiti e monitorati in quegli anni e che presentano una riduzione del consumo energetico e del livello di emissioni che va dal 50% al 75%, dimostrando  così che questa dimensione delle riduzioni si può raggiungere subito.

II) ANTOLOGIA

II)a Dichiarazione di Ahmedabad 2007: Un Richiamo all’Azione
Educazione per la vita: la vita attraverso l’educazione

28 Novembre 2007.
Questa Conferenza è stata organizzata nel contesto del Decennio dell’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile (2005-2014) proclamato dalle Nazioni Unite

(estratto)….. L’esempio che noi diamo è importante. Attraverso le nostre azioni aggiungiamo sostanza e vigore alla ricerca di modi di vivere sostenibili. Con creatività ed immaginazione dobbiamo ri-pensare e cambiare i nostri valori, le scelte che facciamo e le azioni che intraprendiamo. Dobbiamo ri-considerare i nostri strumenti, metodi ed approcci, le nostre politiche e le economie, le nostre relazioni, le collaborazioni e perfino i fondamenti e lo scopo dell’educazione e come questa si relaziona alla vita che conduciamo. Nel fare le nostre scelte, ci riferiamo e prendiamo ispirazione da tanto lavoro che è stato fatto prima di noi, compresa la Carta della Terra e gli Obiettivi dello Sviluppo del Millennio….—–Tutti gli individui, i giovani, la società civile, i governi, il mondo degli affari e le altre istituzioni, possono contribuire con le loro azioni quotidiane a configurare un futuro possibile di cui essere orgogliosi. …… Possiamo fare scelte individuali, comunitarie, nazionali e perfino globali, tenendo nella dovuta considerazione il bene collettivo. La produzione e il consumo sempre crescente sta minacciando rapidamente i sistemi che sostengono la vita sulla Terra..
——Modelli alternativi e visioni di un futuro sostenibile esistono ed è necessario agire con urgenza per farli diventare una realtà. I diritti umani, l’uguaglianza dei generi, la giustizia sociale e un ambiente sano debbono diventare imperativi globali. L’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile è essenziale per compiere questa trasformazione.

II)b Il progertto sostenibile
( Daniel E.Williams, Sustainable design, Ecology, Architecture, and Planning, 2007)

Noi siamo natura –tutti i cambiamenti causati nella natura e nell’habitat hanno un impatto su di noi.
Il degrado radicale del paesaggio richiede cambiamenti radicali nel processo progettuale e nella pratica dell’architetto. Ripensare l’edificio- non come un oggetto- ma come un organismo con flussi e contenitori di energia e di materiali, è fondamentale per la sostenibilità.
L’obiettivo prioritario è quello di staccare la spina ai nostri edifici e alimentarli soltanto con le energie presenti in loco. Fatto proprio questo concetto, comincia l’eccitante processo della sostenibilità […] La sfida del progetto sostenibile consiste nel catturare, immagazzinare e concentrare l’energia rinnovabile locale per gli usi di chi abita.
La più grande risorsa energetica sostenibile del pianeta è l’energia naturale. E’ questa energia che compie virtualmente tutto il lavoro che rende il pianeta e i suoi luoghi abitabili e ospitali.
Questo lavoro è alimentato da energie che, in genere, non vengono considerate tali: la luce del sole, il vento, l’acqua, la gravità, le maree e i cicli idrologici. C’è una immensa quantità di questa energia gratuita ed è la sola e l’unica energia sostenibile. […]

PRINCIPI PER PROGETTARE LA SOSTENIBILITA’

1– Progettare per rafforzare la relazione tra il progetto, il sito, la comunità e l’ecologia. Causare cambiamenti minimi al funzionamento del sistema naturale. Rafforzare ed avere cura delle caratteristiche naturali specifiche del luogo.

2– Progettare con le risorse e per gli obiettivi che per secoli hanno mantenuto sostenibile quel luogo.

3Long life, loose fit: progettare per le future generazioni, rispettando gli insegnamenti delle generazioni passate.

Il progetto deve rispondere ai seguenti criteri:
• Deve essere sviluppato all’interno dei confini urbani esistenti e della distanza a piedi dalle opzioni di trasporto. I nuovi progetti dovrebbero preferibilmente essere costruiti su aree dismesse bonificate.
• Deve usare l’energia naturale per funzionare anche durante un disastro naturale, un blackout o una siccità.
• Deve essere costruito con materiali che hanno una vita lunga e utile- più lunga del ciclo di vita dell’edificio- e che devono essere riutilizzabili dopo la demolizione (ogni progetto deve essere un magazzino di materiali per un altro progetto).
• Non deve usare più acqua di quanta ne raccolga il sito.
• Deve inserire impatti e rifiuti dell’edificio nei cicli utili presenti nel sito e nell’ambiente circostante.
• Il progetto stesso deve essere parte di un ciclo.

Per stabilire la sostenibilità di un progetto bisogna porsi le seguenti domande:

• L’edificio è abitabile senza l’uso di combustibili fossili?
• Il progetto contribuisce a migliorare l’intorno?
• Se il clima esterno è confortevole, il progetto approfitta del benessere gratuito e sostenibile?
• Se c’è luce naturale sufficiente, le luci restano accese? E’ necessario?
• L’acqua piovana è incanalata in un sistema sotterraneo  o resta nel sito per i bisogni futuri migliorando nel frattempo il microclima del sistema naturale e arricchendo l’esperienza sensoriale del passante?
• Per l’irrigazione viene usata acqua potabile trattata col cloro ?
• I servizi igienici funzionano quando manca l’energia?
• C’è sufficiente ventilazione naturale?
• Il benessere viene controllato personalmente?

 LE INFRASTRUTTURE SOSTENIBILI

I siti su cui sorgono gli edifici contengono una gran quantità di infrastrutture- per esempio, sistemi di controllo dell’acqua piovana, fognature, sistemi per l’approvvigionamento idrico, per il riscaldamento, per la ventilazione e l’aria condizionata, per l’illuminazione, gli impianti elettrici e le reti di comunicazione.
Col tempo, queste infrastrutture richiedono notevoli adeguamenti.
E per questo l’edificio stesso può in prospettiva risolvere i problemi senza usare le vecchie infrastrutture- per esempio, mettendo coperture verdi invece di nuove tubazioni per la raccolta dell’acqua piovana o l’aggiunta di finestre apribili per la ventilazione e l’illuminazione diurna invece di una nuova illuminazione o della ventilazione meccanica.

LA SUPERFICE ESTERNA

I tre elementi della pelle di un edificio sono il pavimento, le pareti e i soffitti.
Gli elementi strutturali corrispondenti sono le fondazioni, i solai, le travi, pilastri e la copertura. Ciascuno ha una sua finitura, una sua composizione di materiali e una sua struttura; ciascuno di questi ha il suo impatto energetico.
La parola involucro viene spesso usata quando ci si riferisce alla chiusura dell’edificio.
Questa parola, per caso o intenzionalmente, contribuisce al problema.
Un involucro è funzionalmente abbastanza grande rispetto all’oggetto da contenere e una volta piegato o comunque manipolato, viene sigillato in modo sicuro.
Un edificio invece, se deve comportarsi come un’entità biologica, deve essere racchiuso in qualche cosa di più simile alla pelle vera.
Queste pelli o strati dovrebbero respirare, tenere lontana l’acqua (o farla entrare per il raffreddamento) essere impermeabili all’umidità e al freddo- La pelle dovrebbe avere una taglia larga ed essere predisposta per essere riusata.
E’ funzionalmente stratificata piuttosto che fatta di un unico materiale  .
Un buon esempio di pelle -rispetto ai cambiamenti di temperatura- è l’abbigliamento. Uno strato morbido, confortevole, facile da pulire viene  messo a contatto della pelle; un altro strato contiene un tessuto o un composto che protegge dall’aria; lo strato finale costituisce la risposta all’umidità e al vento, o protegge dal sole.
Ciascuno di questi strati porta una specifica soluzione che, combinata con altri strati, crea un sistema estremamente efficace, flessibile e simbiotico.
Caldo, freddo, umidità, pioggia, nevischio, neve, vento, raggi ultravioletti, luce solare- possono essere benefici per la struttura in certi periodi, in altri possono essere utili e in altri ancora dannosi.
Se si sceglie un unico materiale per ogni situazione, questo escluderà gli effetti desiderati per evitare quelli non desiderati. Il condizionamento dell’aria è basato sul principio di mantenere fuori ciò che è fuori e dentro ciò che è dentro e poi ventilare quanto basta per mantenere la qualità dell’aria nei limiti previsti.
Per esempio, se un muro deve tenere separate la temperatura esterna da quella interna e dall’umidità, deve essere isolato per fermare il flusso di energia (variazione di temperatura) dall’interno all’esterno e viceversa.
La stratificazione suggerisce anche che le superfici interne siano materiali rinnovabili/riusabili che riflettono la luce e il suono e hanno l’aspetto desiderato.

ARCHITETTURA DEGLI INTERNI SOSTENIBILE

Sebbene i progettisti degli interni siano stati in prima linea rispetto agli standard dei materiali verdi e della qualità dell’aria, hanno trascurato gli aspetti del progetto che lo connettono al luogo, come l’integrazione di energia sostenibile e l’orientamento.
Gli architetti degli interni, tradizionalmente hanno progettato l’interno di uno spazio esistente in un edificio o di un edificio in costruzione.
Quanto al progetto architettonico, l’opportunità di connetterlo alle energie sostenibili non è stata considerata.
Un’opportunità importante sta nell’analizzare lo spazio e le componenti funzionali nella loro relazione con il sole e le condizioni esterne e con le risorse rinnovabili sostenibili (luce, calore, ventilazione…)
Orientare la pianta dell’alloggio secondo il sole -riflessione da altri edifici, visuali, venti dominanti, calore e illuminazione naturale- può avere impatti positivi producendo benessere su chi abita, e anche riducendo o eliminando l’uso di energie non rinnovabili […].

In particolare le sfide sono le seguenti:

• Respingere, aumentare e/o filtrare la luce naturale per ciascuno spazio e per ogni funzione;
• Far entrare la luce senza il calore;
• Far entrare il calore senza la luce;
• Ottenere disposizioni funzionali che rispondano alle necessità specifiche dell’uso (eliminazione dell’abbagliamento sui monitor, risveglio con la luce naturale, uso della luce riflessa dalle superfici esterne);
• Gestire il ciclo dell’acqua;
• Usare materiali verdi;
• Modulare i materiali costruttivi, definendo i sistemi e le componenti tenendo conto del riuso di tutti i materiali edilizi;
• Analizzare in che modo lo spazio può funzionare senza usare energie non rinnovabili (funzionamento senza la spina).

Le attuali sfide globali e locali presentano l’opportunità e la responsabilità di dare risposte attraverso la pratica progettuale alle sfide della sostenibilità.

II)c  James R. Karr : Perchè l’ecologia è rilevante per il progetto?

Molte delle sfide ambientali che dobbiamo affrontare oggi.
riguardano l’attività dei progettisti. Infondere nelle discipline del progetto il pensiero ecologico è cruciale perché i progettisti, in quanto generalisti e integratori per la natura della loro attività, operano all’interfaccia delle discipline. Dal progetto dell’edificio, alla gestione della crescita e al progetto del paesaggio, gli aspetti ecologici impongono dei limiti. Ma servono anche come ispirazione.
La crisi ecologica consiste nel fatto che i sistemi viventi sono minacciati dalle azioni della società umana:
l’estinzione  di molte specie viventi, la distruzione dei territori agricoli, la deforestazione e lo spopolamento dei mari e dei fiumi, la perdita della diversità culturale umana, la decadenza dei centri urbani, l’instabilità politica e l’esposizione dell’umanità a rischi ambientali crescenti- specialmente le minoranze e i più deboli economicamente, ovunque siano- contribuiscono al  degrado della qualità della vita umana.Tutte insieme, le molte facce dell’impoverimento biotico mostrano le sfide che i sistemi viventi si trovano ad affrontare nel XXI secolo. E anche la stretta connessione tra le preoccupazioni ambientali e quelle sociali. I sistemi biologici locali, regionali, globali non sono più quelli che erano trecento anni fa e il cambiamento minaccia i sistemi che sostengono la vita della società umana…….Riconoscerlo è anche essenziale per invertire la tendenza. Alla radice della decadenza ecologica c’è una società che agisce come se il degradarsi dei sistemi viventi non comportasse alcun rischio….Il buon progetto è un processo cooperativo di una comunità che richiede persone che condividano valori, comprensione delle conseguenze e obiettivi che le uniscano e le tengano insieme…..Il buon progetto richiede il pensiero ecologico, uno sforzo consapevole per evitare conseguenze biologiche inaspettate. Senza il pensiero ecologico assisteremo al collasso della nostra società tecnologica a causa della disintegrazione biologica che avremo noi stessi provocato.……….E’ necessaria ogni attenzione per mantenere la condizione o la salute dei sistemi naturali, per essere sicuri che il loro uso da parte della società umana non alteri la loro capacità di rispondere ai bisogni sia dei sistemi umani che di quelli non-umani nel lungo termine (sostenibilità).

Poiché i sistemi sono tanto complessi e le azioni umane influenzano numerose dinamiche non-lineari, la precisione delle previsioni umane sulla risposta del sistema è limitata. La sorpresa è inevitabile e l’incertezza è alta, perché noi siamo relativamente ignoranti riguardo ai sistemi viventi, alle loro parti e ai processi che le generano e le mantengono, e alle loro interazioni.

 

II) d :Fritjof Capra : The turning  point, ( Simon and Schuster, New York)

….Gli individui e le società (umane e non-umane) sono inseriti nei processi ciclici della natura, in un “mondo globalmente interconnesso, in cui i fenomeni biologici, psicologici, sociali e ambientali sono tutti interdipendenti. Per descrivere questo mondo in modo appropriato, abbiamo bisogno di una prospettiva ecologica.

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2 pensieri su “Dall’allarme globale alla politica globale

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