INARCASSA. Dobbiamo credere all’annuncio: ‘Niente contributo minimo soggettivo’ ?

Eleonora Carrano per  Il Fatto Quotidiano.

Nello stesso  giorno in cui presso l’Ordine degli architetti di Roma si svolgeva il convegno “Inarcassa, la storia e il futuro dopo la riforma“, con la partecipazione di quei presidenti degli ordini provinciali, dei delegati Inarcassa e dei rappresentanti di movimenti sul territorio che si sono distinti negli ultimi mesi per le posizioni apertamente e fortemente critiche nei confronti della riforma e dell’attuale gestione Cassa Architetti e Ingegneri, il presidente Inarcassa Muratorio, con la consueta enfasi alla quale ci ha abituati quando si riferisce alla contestata riforma previdenziale (fino ad oggi da lei stessa difesa a spada tratta in ogni assemblea pubblica) annunciava un’importante modifica normativa: ”Niente contributo minimo soggettivo per chi ha redditi bassi“.

Un provvedimento in odore di conversione, tanto tardivo, quanto frettoloso e lacunoso, che non convince. La modifica normativa “ad alto contenuto sociale” sembra piuttosto dettata dall’opportunità politica (o dall’opportunismo?) contingente, come tentativo ultimo di arginare il crescente e diffuso scontento tra i professionisti che si riversa nel ventre molle delle rete (la petizione per le dimissioni della Muratorio conta al momento quasi 3.000 firme) e teso a tamponare l’emorragia di consensi all’interno della stessa Inarcassa: sono in crescita le dichiarazioni pubbliche di delegati “pentiti” di aver sottoscritto la riforma, lamentando la scarsa trasparenza di Inarcassa.

Difficile credere  alla versione che vorrebbe la modifica normativa fuori tempo massimo (“voluta per rispondere alle difficoltà dei tanti professionisti che da anni subiscono gli effetti di una congiuntura economica negativa”); essa, piuttosto, arriva a ridosso delle prossime candidature di ottobre per il rinnovo dei delegati nazionali, che saranno coloro che confermeranno o meno la tenuta dell’attuale presidenza. Tanto più che, chi ha difeso con tanta veemenza il valore della nuova riforma con il sistema contributivo – evidentemente contro i giovani – è la stessa persona che per quasi 15 anni, governando Inarcassa, ha gestito, senza nulla eccepire, il sistema retributivo, ritagliandosi in questo modo il ruolo (di saccomanniana memoria) di “mero esecutore” .
Inarcassa con questa modifica normativa attinge all’italica tradizione poco nobile del rattoppo, (meglio detta “arte di metterci una pezza”), comunicando che gli iscritti che prevedono di avere per l’anno in corso un reddito inferiore a 15.650,00 potranno evitare di pagare il contributo minimo soggettivo e versare il prossimo anno il contributo in percentuale pari al 14,5% sul reddito effettivamente prodotto. Sembrerebbe un sostegno agli iscritti, come viene precisato nello stesso comunicato, ma le cose stanno davvero così? (…)
Vai all’articolo completo su Il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/05/architetti-niente-contributo-minimo-soggettivo-altra-beffa/940327/

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