Architettura nel teatro dell’assurdo

copertina teatro assurdo

Questo catalogo racconta l’attività dell’architetto Maria Letizia (Cina) Conforto, sviluppatasi in oltre quarant’anni di lavoro. Il percorso si snoda a partire dal periodo della formazione con un progetto per la metropoli contemporanea, Pattern metamorfico per la città. Continua attraverso le prime commissioni, quali il progetto del negozio Triade a Roma del 1969. Attraversa infine il suo impegno istituzionale sul patrimonio architettonico internazionale, come progettista e direttore dei lavori presso le Soprintendenze di Pisa e Roma: dagli interventi di scavo e restauro delle aree archeologiche della Valle del Colosseo e delle Terme di Caracalla, al progetto quadro del nuovo settore del Museo Nazionale Romano negli edifici dell’area della Crypta Balbi. Ed è proprio la sua storia professionale, che la costringe a confrontarsi con l’elemento temporale, a plasmare la sua idea di architettura – non a caso in mostra figura l’Eone fantastico di una balena verde – confronto che porta la sua riflessione ben oltre l’Architettura stessa.

L’architettura, letta nella sua storia e nel suo evolversi, degradarsi ed essere restaurata, costituisce per Cina Conforto testimonianza dei più generali temi della metamorfosi e della dialettica fra infinito, indefinito e finito: “il disegno e lo stesso manufatto si trasformano nel tempo e nell’uso, per il decadere dei sistemi componenti, per il confronto col contesto, per le variazioni della natura in un continuo processo di metamorfosi di luci, ombre, riflessi, per il moto degli elementi, per la presenza dell’uomo”. E ancora: “in termini matematici anche l’immensamente grande corrisponde a un sistema finito, ma spesso si attribuisce il concetto di infinito all’indefinito in quanto senza limiti. Ma se solo il nulla può definirsi realmente infinito in quanto senza limiti, nello spazio il limite che definisce l’infinito può essere superato dall’ immaginazione che diviene così un possibile strumento non solo di progetto, ma anche di indagine e di conoscenza: attribuisce il concetto di infinito all’indefinito”.

L’operazione di progetto interposta fra materia e forma, nel restauro e negli allestimenti permanenti, come nella copertura dell’Arco di Costantino o alla Crypta Balbi, attinge alla stessa cosmogonia; i suoi interventi, dal dettaglio all’insieme, sono caso per caso nuovi, supportati dalla fantasia e non riconoscibili come citazioni di esempi. Dettagli costruttivi nei quali sempre la qualità architettonica gareggia con l’elevatissimo interesse del bene culturale. Una personalità ironicamente attonita, come appunto in un teatro dell’assurdo, di fronte alla scarsità dei risultati che la mancanza, e il cattivo uso di risorse e cultura consentono di ottenere per il miglioramento della qualità della vita, rispetto alle energie profuse nella ricerca e nel progetto.

a cura di Silvia Nicolucci, Carla Corrado, Carlo Severati

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