Via Alessandria: una filigrana storico-urbanistica nei 150 anni dell’Unità d’Italia

di Giuseppe Miano

La vicenda dal trasferimento della capitale terza e definitiva a Roma fu fin dal 1870-71 contrassegnata da incertezze e difficoltà.

A differenza delle città importanti d’Italia e d’Europa, Roma, al momento della sua conquista da parte dell’esercito del Regno d’Italia il XX Settembre 1870, appariva come una città murata: l’imponente cerchia che la cingeva era stata voluta e realizzata sotto Aureliano (217-275 d.C.), finita da Probo e rinvigorita da Onorio nel 401-403; ma non resisté all’urto di Alarico nel 410 d.C. L’impressione era quella di trovarsi di fronte a una città dei tempi già trascorsi. Oltre a numerosi altri motivi, una forte singolarità risiedeva in questo assetto e aspetto difensivo che rendeva Roma diversa dalle città contemporanee; e diversa ancor più dalle città capitali, almeno in Europa, e nelle quali le mura erano da lungo lontano ricordo.

L’esistenza di questa vetustà, ma che ancora nel sec. XIX aveva assicurato la sicurezza difensiva, sarà determinante nella stesura dei piani regolatori della città capitale a partire dal 1873. Bisogna ricordare inoltre che la ventata napoleonica, che aveva fatto cadere cinte e baluardi quasi ovunque, nei non brevissimi anni dell’amministrazione francese a Roma con il dipartimento governato dal prefetto De Tournon, non avesse scalfito la cinta muraria della ex-capitale pontificia. La conservazione delle mura aureliane si presentò all’indomani del 1870 come un primo ostacolo alla pianificazione moderna della nuova capitale italiana; l’abbattimento delle cinte, fu forse considerato, persino dai francesi, un’onta alla storia e anche se non si osò pensarlo. Le mura configuravano la forma chiusa della città che sotto Probo (sec. III d.C.) raggiunse la sua massima estensione di 1370 ettari. Per quanto riguarda l’assetto di Roma fra il 1870 e il 1873 quando si dovrà decidere di intervenire in questo delicatissimo corpo urbano, oltre alle mura, altro problema singolare era quello della contrazione della città ridottosi all’ansa del Tevere. Nelle aree collinari dell’Esquilino del Quirinale, del Viminale abbandonate dagli abitanti sul medioevo, dopo la distruzione degli acquedotti, aveva fatto il suo ingresso all’interno delle mura una campagna urbana formata da vigne e ville patrizie. Era avvenuto quindi un fenomeno contrario a gran parte delle città europee che avevano travalicato le mura fin dal sec. XVIII e in una Roma contratta da metropoli imperiale del IV sec. d.C. si presentavano vaste aree intra-muros utilizzabili per l’ampliamento moderno. Questa scelta di rimanere con le nuove espansioni fu sancita dal piano regolatore generale del 1873, salvo un ampliamento nei Prati di Castello prima previsto e poi stralciato, redatto dall’ing. Alessandro Viviani. Quindi si decise categoricamente di tenersi all’interno delle mura. Il piano del 1873 però non divenne legge e bisognò attendere dieci anni, fino al 1883, per avere il primo effettivo piano ancora del Viviani per Roma Capitale. Questi dieci anni furono esiziali per uno sviluppo controllato della città: dilagò infatti la cosiddetta febbre edilizia, sotto la spinta della speculazione fondiaria di compagnie private anche forestiere. Ed ecco che giungiamo a definire la zona di via Alessandria come abusiva e sorta, come detto durante la febbre edilizia tra un piano non effettivo (1873) e un piano legale (1883). Ampie zone fuori le mura nei settori nord-est furono urbanizzate illegalmente o con convenzioni con il comune: sorse fuori Porta Pia e Porta Collina o Salaria il quartiere Salario, con tipologie edilizie molto simili a quelle delle abitazioni nei condomini del Macao o Castro Pretorio e dell’Esquilino, realizzate poi a partire dal 1883, anno della validità del piano regolatore generale di Viviani.

Anche fuori Porta Pinciana iniziò in quegli anni di mora a definirsi e configurarsi quello che venne chiamato Quartiere Sebastiani, tutto dovuto a privati. Dall’altro lato della città la speculazione fondiaria privata dal 1878 ergeva sui Prati di Castello che avrebbero poi fatto parte della città con il piano del 1883. Via Alessandria, la cui edificazione fu poi completata anche all’inizio del XX sec, rivestì il ruolo di arteria principale del quartiere che ebbe il suo centro nella Piazza Principe di Napoli, oggi Piazza Alessandria, che ospiterà molto più tardi l’edificio del mercato rionale a fianco il complesso della Birra Peroni di G. Giovannoni.

Via Alessandria, quindi, una strada a destinazione mista: la casa al n 168 abitata dall’arch. Alessandrini risale al 1880, ancora fuori piano, e non presenta particolari caratteri. Il 1880 è però anche l’anno in cui (14 novembre) si assiste alla convenzione tra governo nazionale e comune di Roma, cui seguì la conversione in legge speciale (14 maggio 1881).

Via Alessandria ricade quindi in quella situazione di stallo che portò al prevalere di provvedimenti parziali tra società o enti privati che fecero in modo che la città progredisse abusivamente in assenza di strumenti legali volti a disciplinarne lo sviluppo. Oltre la citata legge speciale del 1881 la legiferazione si arrestò sul piano della pratica ormai istituzionalizzata delle convenzioni, accordi fra comune e privati, si ebbero leggi settoriali come quella su via Nazionale (1871, 1876, 1877), quella sulla sistemazione del tronco urbano del Tevere (6 luglio 1875) e un’altra per la creazione della cintura dei forti (12 agosto 1877). Frattanto, in assenza di un piano regolatore vigente, cresceva la febbre edilizia che con colpi di mano di società private e banche sanciva in pratica uno sviluppo incontrollato che evadeva le più o meno corrette indicazioni di Viviani, i suggerimenti di Sella, ministro delle Finanza, e di Pianciani, sindaco quest’ultimo però sostenitore dell’espansione in Prati stralciata nel 1873.

Post scriptum

In occasione della giornata del 30 novembre 2015 dedicata a Giuseppe Miano che si terrà all’Accademia di San Luca, pubblichiamo il testo che Giuseppe Miano ha scritto per la mostra Casa Alessandrini.Trasformazioni Ritrovamenti a cura di Emma Tagliacollo e contenuto nel catalogo editato con Aracne nel 2014.

 

 

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2 pensieri su “Via Alessandria: una filigrana storico-urbanistica nei 150 anni dell’Unità d’Italia

  1. Pingback: Giuseppe Miano, 1937-2015. A personal appreciation | Embrice 2030 Attività culturali, progetto sostenibile e formazione

  2. Solo una piccola postilla su piazza Principe di Napoli (oggi Alessandria). Miano ricorda Giovannoni, per l’edificio della Birra Peroni, ma purtroppo non fa alcun riferimento a Elena Luzzatto (1900-1983). Prima donna italiana ad aver conseguito, nel 1925, la laurea in Architettura, è colei che ha progettato il mercato, cui il testo allude. Sebbene infaticabile nel settore dell’edilizia pubblica – soprattutto abitazioni per Incis e Ina-Casa, a Roma come in Somalia –, Luzzatto è destinata comunque a restare sullo sfondo.

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