Anniversari e occasioni mancate. 2018 – 2019

La marmellata politica nella quale si chiude questo 2018 trova buon riscontro in almeno tre circostanze di diversa natura: l’inosservanza dei ruoli istituzionali dei Ministri al Governo, la ripetizione a distanza di 50 anni del più evidente assurdo urbanistico ( la città di Genova, che in cambio di un pasticcio di lenticchie perde la sua ultima opportunità di trasformazione urbana) e uno stallo totale- forse addirittutra salutare- di tutte le grandi opere. Infine, la  partecipazione a COP 24  a Katowice – che ha solo tiepidamente accolto il documento ONU sul clima del mese di Ottobre- ha visto la conferma del nostro contributo ai Paesi in via di Sviluppo e la rivendicazione della scelta di roma come sede del Centro per l’Africa che qui si riunisce il 28/ 1/ 2019 . Ma Kyoto Club dice che siamo indietro rispetto all’Europa quanto a energie rinnovabili. 

Viva l’Italia, ovviamente, l’Italia che lavora. Come nel 2017 ( Nel Duemila, del Quartetto Cetra ) anche quest’anno l’incipit di questo post nasce dalla musica leggera italiana; Franceso De Gregori, 1979. A Roma, in ambito culturale,  sono stati avviati, fino dal 1951, per la prima volta in Europa, lo studio e la valorizzazione dell’Esperienza Bauhaus: con la “ Storia dell’Architettura Moderna di Bruno Zevi” e con “Walter Gropius e la Bauhaus”  di Giulio Carlo Argan, nella Collana Architettura di Einaudi diretta dalla stesso Zevi. Tuttavia, in vista del Centenario della Fondazione a Weimar, 2019, né Istituzioni ufficiali italiane né il Goethe Institut  Italien Rom annunciano iniziative connesse a questo evento, al quale pure, ovviamente, la RFT dedica ormai da tre anni attenzione scientifica  e organizzativa, con un eccellente sito ” BAUHAUS 100 ” in rete. Né sembra che la Mostra organizzata dalla Germania nel quadro delle massive iniziative comunicative legate all’evento ( come successe per il centenario del Werkbund, la Mostra del quale ancor gira per il mondo) arriverà in Italia in tempi ragionevoli. RPC e America Latina sembrano le destinazioni internazionali privilegiate. Segno forse di una politica culturale che segue anche potenziali nuovi mercati , in senso generale, e che costituisce una conferma indiretta, fra le altre, del difficile momento della UE. Il frammento Bauhaus si costruisce, peraltro, sullo sfondo del drammatico Centenario della Pace di Versailles e delle difficoltà della Socialdemocrazia Tedesca e della Repubblica di Weimar; 14 anni di vita e lavoro, convergenza di intellettuali e artisti di diverso orientamento politico che vede ridursi sempre di più il suo spazio nella società tedesca. Malgrado l’appoggio ufficiale di una élite intellettuale – gli amici della Bauhaus- che comprende Albert Einstein, la Scuola sarà confinata in un Garage di Berlino  e chiusa dal NSDAP. Non ci sono stati particolari festeggiamenti per l’Anniversario della fine della guerra mondiale; qualche minoranza ha ricordato la costituzione, in questo mese di Dicembre, della fondazione del Kommunistische Partei Deutschland di Rosa Luxemburg e Karl Liebenecht, così cari agli architetti.L’uscita dell’ insegnamento Bauhaus,sul piano sociale e produttivo è patente ovunque nel mondo, e la sua filosofia è stata messa in crisi soltanto nel 1972. 

La relazione del Club di Roma sui limiti dello sviluppo  ha di fatto spostato dal prodotto all’impatto del prodotto sull’ambiente il centro della riflessione ontologica. Le razionalizzazioni regionali, quando ci sono, come quella della Ruhr, non servono più: non possono evitare le piogge acide, l’ aumento di CO2, l’effetto serra e il riscaldamento globale, il buco nell’ozono  e i trash vortex di plastica negli oceani. Malgrado i protocolli internazionali, che irresponsabilmente USA, Russia, Kuwait ed Emirati disattendono, nei  46 anni trascorsi dalla percezione scientifica  dei limiti dello sviluppo il pianeta sembra si avvii alla totale rovina nelle prossime tre o quattro generazioni.

Quattro anni prima, 1968, veniva annunciata nell’ambito di minoranze intelettuali e sostenuta dalla generazione dei diciottenni la profezia di una società estetica che,  dopo i ripetuti  disinganni dei decenni immediatamente successivi, è ormai al suo collasso terminale. Pubblichiamo qui disegni di studenti di Architettura del Corso di Bruno Zevi, che abbiamo citato in apertura, del quale nel 2018 ricorreva il centenario della nascita. Frainteso di proposito dalla stampa conservatrice, questo lavoro ebbe cattiva critica: gli studenti fecero l’esame accompagnati dal suono di un flauto dolce; derisi da un titolo sfascista ( trenta  e lode all’uccello pifferaio) in realtà il loro lavoro, registrato come eccellente esame, con lode, dalla Commissione, rappresentava bene l’effimera materializzazione di quella profezia: un infinitesimale frammento sul quale poteva convergere il giudizio di una Università statale registrando almeno l’esistenza di quella profezia.

C.S.  12 12 18

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Foto 1,2 :Bruno Zevi nel 1942, data della sua Laurea con Walter Gropius

 

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Foto 3,4: Filippo Raguzzini, S. Maria della Quercia, 1727-31, con l’interno di San Lorenzo in Lucina; foto e interpretazione grafica di Enzo Biasatti e Giuseppe Cappelli , 1968

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